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Milano

Monumenti e dintorni nella zona del Doria Grand Hotel

La Nuova Zona 3, denominata "Venezia - Città Studi - Lambrate", è una delle nove Zone di recentissima formazione costituite a seguito della riforma del decentramento territoriale attuata nel 1999. Ogni Zona, oltre agli Uffici Amministrativi, ha il suo Consiglio eletto dai cittadini della circoscrizione, alle cui sedute ogni cittadino ha diritto di richiedere di intervenire all'inizio dei lavori. Per tratteggiare un ritratto della Zona 3 che sia capace di rappresentarne aspetti e differenze percorriamo sinteticamente le tappe dello sviluppo e visitiamo i suoi luoghi più caratteristici. Tappe dello sviluppo
Nell'Ottocento all'esterno di quella che era la Porta Orientale, l'attuale Porta Venezia, non si registravano né case civiche né vie urbane, la città di Milano a Est finiva lì. La Zona rimaneva un'area esterna al corpo della città, nonostante in tutto il periodo della dominazione austriaca ci fosse stato un rilevante incremento dei rapporti commerciali con la stessa Austria e con il Veneto con la valorizzazione della direttrice che partiva dall'allora Porta Orientale. La vera esplosione urbana della Zona 3 iniziò nel 1875; si formarono, infatti, nuove vie, viali, corsi, si inaugurarono le linee ferroviarie a cavalli per collegare Milano e Monza. Intorno al 1905 nell'area compresa tra le Vie Buenos Aires, così chiamata in omaggio alla numerosa colonia di emigrati italiani in Argentina, S. Gregorio, Settembrini e Petrella e anche intorno alle vie Porpora, Vallazze, Lulli vengono edificate numerose le abitazioni. Diede un grande impulso, poi, la realizzazione della Città Studi, tra il 1926 e il 1927, che trasformò completamente l'area ad Est di Corso Buenos Aires, in una logica per quel tempo rivoluzionaria, quella cioè di creare un quartiere ex novo in grado di soddisfare delle esigenze specifiche. Dal 1931 ci fu, poi, un vero e proprio terremoto urbanistico, determinato dall'entrata in funzione della nuova Stazione Centrale e dalla distruzione del vecchio percorso ferroviario, contraddicendo ogni volontà dichiarata di contenimento della popolazione urbana e ogni retorica naturalistica. Con lo spostamento della cinta ferroviaria, l'intera area fu completamente rivalutata, vennero abbattute le vecchie case di ringhiera, che prima si affacciavano sulla ferrovia e vennero edificati nuovi appartamenti signorili, in un succedersi di stili dal liberty al dèco, al mussoliniano.
Negli anni della Seconda Guerra Mondiale, la Zona divenne parte integrante del Centro di Milano con la sua completa ed intensa urbanizzazione e soprattutto con la realizzazione di moderne e spaziose arterie stradali e viali. Nel dopoguerra, la ricostruzione e il boom economico indirizzarono Milano e quindi anche la Zona 3 verso il rilancio della sua tradizionale struttura industriale. Allo stesso tempo si svilupparono anche due nuovi fenomeni, che nel lungo periodo mostrarono tutta la loro portata: le ondate migratorie, adesso sono molto più ampie e multi-etniche e quindi una massiccia terziarizzazione delle attività economiche. Gli inizi degli anni Cinquanta videro un'altra significativa tappa della storia della Zona, a seguito dell'opera dell'architetto Piero Bottoni. Nella sua attività di progettazione, immaginò di trasformare Corso Buenos Aires in modo radicale e che risulterà vincente. Infatti, ruppe con la successione di case con "la strada corridoio" per una serie di edifici decisamente più alti che prevedessero uno zoccolo di due piani adibiti a negozi. Di particolare interesse risultò, poi, la galleria che attraversa nei due sensi, a croce, la struttura commerciale, che se continuato avrebbe determinato un sistema di percorsi pedonali coperti e, quindi, un vero e proprio centro commerciale moderno. Pur avendo realizzato un solo episodio di questa tipologia con un edificio di 50 metri, nonostante il regolamento ne prevedesse 24, la visione del Bottoni ebbe pieno successo e venne assimilata dall'imprenditoria privata, che la ripropose in successione lungo tutto il Corso. È il trionfo di Corso Buenos Aires con l'aumento da guinness dei primati degli esercizi commerciali, che la rende una delle più importanti e frequentate vie di Milano. La progressiva realizzazione della Metropolitana sconvolse ancora una volta gli equilibri esistenti, inducendo da un lato un disarmo produttivo di rilevanti dimensioni e dall'altro la realizzazione di funzioni terziarie e di residenze più borghesi che popolari. Si assiste, cioè, alla proliferazione di sedi bancarie, di uffici e supermercati. Viaggio fra i quartieri e gli scorci della zona Non mancano in Zona Chiese, Monumenti e scorci di notevole pregio storico culturale. Da Porta Venezia prende l'avvio: Corso Buenos Aires: una delle arterie commerciali più importanti d'Europa emblema di una vocazione mercantilistica di cui sono testimonianza alcuni cortiletti interni dietro il sipario delle facciate di edifici di grande eleganza e purezza formale. Uno sguardo particolare merita Palazzo Luraschi N. 1 del Corso, risalente alla fine dell'Ottocento, una delle prime costruzioni in cemento armato fatta in Italia. In via Malpighi, è poi possibile ammirare altri due edifici in puro Stile Liberty con decorazioni di natura floreale: Casa Galimberti, costruita tra il 1902 e il 1905, caratterizzata dalle grandi superfici di facciata ricoperte di figure in ceramica e le ringhiere in ferro battuto e Casa Guazzoni (1903-1906). In via Pisacane si trovano altri esempi Liberty risalenti ai primi anni del secolo scorso e la palazzina di Viale Melzo che ospita la biblioteca rionale. Altro punto importante è rappresentato dal Lazzaretto struttura formata da un quadrilatero che copriva una superficie di 140.000 mq., la cui costruzione iniziata nel 1488 venne ultimata nel 1513 con la finalità di isolare tutti i malati di peste. Nel corso degli anni il Lazzaretto assolse a diverse funzioni: magazzino, scuderia, infermeria e anche deposito militare, fino a quando nell'Ottocento divenne un alloggio per le famiglie povere. Nel 1881 fu messo all'asta ed entrò in possesso del fabbricato il Credito Italiano, che trasferite in abitazioni più confortevoli le famiglie disagiate, demolì gradualmente la maggior parte della struttura, lasciando intatti soltanto un tratto del muro perimetrale con il porticato e la Chiesa di San Carlino.
Un'ulteriore tappa necessitano le Case popolari della Società edificatrice per Operai e i bagni pubblici realizzate da Valerio e Squadrelli nei primi anni del secolo scorso in Via Benedetto Marcello al n. 93 e in Via Petrella al n. 19, tipico esempio di case di ringhiera. Sempre alla ricerca di spunti di rilievo, segnaliamo in particolare la casa di Bottoni in Via Mercadante n. 11 del 1934, che si distingue per la grande eleganza formale nell'alternarsi di pieni e di vuoti dati dalle logge della facciata. Se, invece, di proseguire lungo Corso Buenos Aires, ci rivolgiamo verso Est rispetto a questo nostro asse ideale, troviamo l'area meglio nota come la Città Studi, edificata sulla località Cascine Doppie tra il 1919 e il 1927, con il suo alternarsi di edifici universitari tecnico-scientifici e palazzi risalenti ai primi del 900, appartenenti all'edilizia popolare. Nasce dalla felice idea, decisamente moderna, di creare, per uno specifico uso, un quartiere ed una nuova zona cittadina. Il progetto di massima fu realizzato dagli architetti Gaetano Moretti ed Augusto Brusconi. Di fronte alla piazza dedicata a Leonardo da Vinci si trova il Politecnico, fondato nel 1863 e comprendente le diverse facoltà tecnico-scientifiche, con la sua monumentale facciata. Si staglia tra i diversi atenei il curioso edificio dell'Istituto di Chimica Industriale, ribattezzato dagli studenti il Kremlino per le sue cupole a guglie. Il Politecnico ha rivestito un ruolo di grande importanza nello sviluppo industriale del dopoguerra, e continua a essere uno dei centri cardine della ricerca in Italia, strettamente collegato ai principali atenei d'Europa. Piazza Leonardo da Vinci, che presenta diverse e rare varietà botaniche, è la più grande e centrale piazza della zona, mostra due monumenti di un certo rilievo. Il primo si erge tra il fogliame degli alberi ed è una statua raffigurante l'ingegnere Eugenio Villoresi (Monza 1810, Milano 1879). La moderna scultura di A. Cascella, intitolata "Nel Giardino della Pace", è il secondo monumento. In via Ponzio si trova la piscina Guido Romano, che sorta negli anni Trenta, è una delle più grandi piscine di Milano. Sempre al Broglio è da attribuire il quartiere Pascoli realizzato intorno al 1923-1924 e molto caratteristico, che si estende intorno alle vie Tiepolo, Pascoli e Juvara. Corso Buenos Aires chiude con Piazzale Loreto, che nell'Ottocento era chiamato stradone di Loreto e culminava dopo un lungo filare di pioppi nella Rotonda del Loreto. Il nome le deriva da una chiesetta che sorgeva nelle vicinanze ed era dedicata alla Madonna del Loreto, voluta da alcuni cittadini milanesi molto devoti proprio alla Madonna del santuario marchigiano La Nostra Signora del Loreto venne edificata nel 1607 da un progetto del Richini; annesso era ubicato anche un Cenobio di padri cistercensi. Ma nel 1913, al termine di un lungo periodo di decadenza, fu rasa al suolo. Continuando da Piazzale Loreto lungo via Andrea Costa e Casoretto si raggiunge l'Abbazia di Santa Maria Bianca della Misericordia, che secondo il cronista Sire Raul risalirebbe al 1162, nota anche come l'Abbazia del Casoretto. In origine era la cappella privata della famiglia Tanzi, dove veniva custodito l'affresco di Santa Maria Bianca della Misericordia, realizzato nel 1398 dal Pisanello. La chiesa vera e propria viene fatta erigere nei primi del 400 dai canonici Regolari Lateranensi, ai quali il nobile Pietro Tanzi fece dono della Cappella con annesse alcune proprietà. Costruita in stile Gotico-Lombardo sul progetto dell'archietetto Guiniforte Solari, presenta la facciata a capanna, che risente dello Stile Bramantesco come il portale e le due finestre a tutto sesto allungate che lo fiancheggiano, mentre sulla fiancata troviamo dei finestroni ad arco acuto. Al suo fianco si erge il chiostro risalente al 500 ed il campanile risalente al 1490. La Chiesa conserva, oltre al citato affresco della Madonna, un numero limitato di opere risalenti al XV secolo. Il quartiere di Rottole fino all'Ottocento era quasi completamente disabitato. Vi sorgevano solo una cascina rustica e una piccola Chiesa: la Chiesa di San Carlo alle Rottole. Il nome Rottole si presta a una duplice interpretazione: deriva da un'antica via de Rotaris, dal sovrano longobardo Rotari (640-654), che si impegnò nel reimpiego delle antiche vie romane, oppure ha origine più popolare e deriverebbe dalla voce dialettale rotul che indicava i grossi ciotoli e lastre di pietra utilizzati nella costruzione delle strade romane. Giungiamo nel nostro pellegrinare a quello che era il Borgo rurale di Cimianus o Cimilianus. Il nome, di origine latina, è di misterioso significato: alcuni ritengono che faccia riferimento alla famiglia Cimiliano, antica proprietaria dei terreni, mentre per altri è da intendersi come luogo di riposo o cimitero, comunque luogo di quiete. Cimiano deve la sua fortuna all'espandersi nel Settecento e nell'Ottocento di ville e casali rustici, in quanto considerato un luogo privilegiato di villeggiatura dalle famiglie nobili milanesi per la sua vicinanza con il Parco Lambro. Vennero, quindi, costruite, a fianco di case e cascine di modesta fattura e che hanno dato vita al nucleo storico del quartiere, numerose ville. L'antica Crescentii Ager, Crescenzago, campo di Crescenzio, era uno dei numerosi borghi sorti nell'Alto Medio Evo lungo la strada Milano-Bergamo. Borgo che vede progressivamente diminuire la sua importanza con la costruzione del Naviglio della Martesana alla fine del 400 e quindi il conseguente decadimento dell'importanza dell'antica via per Bergamo. In seguito a questo fatto il paesaggio agrario e le relative proprietà fondiarie si trasformano. Il villaggio, infatti, viene ritenuto particolarmente invitante e grazioso e si sviluppano, quindi, numerose le ville private della nobiltà milanese. Il quartiere Carnia si è sviluppato durante gli anni 60 con la forte presenza di un'edilizia popolare e residenziale, ma ha mantenuto due importanti testimonianze storiche. La Palazzetta, la prima, è una villa che sorge in Via Rombon, risalente alla seconda metà del Seicento, che grazie ad un attività di restauro condotta con grande rispetto, ha conservata integra la sua architettura. La villa è anche conosciuta come la Garibaldina. La tappa successiva è il quartiere Feltre, piuttosto recente, (1958-59), che presenta un aspetto insolito, dovuto all'abbondanza di verde e all'uso del mattone cotto all'esterno dei fabbricati, che lo fanno sembrare un prolungamento del vicino Parco Lambro. La località Lambrate, nella zona Est, Nord-Est di Milano ha un'origine antichissima. Il più antico riferimento in nostro possesso è tratto dalla Storia Naturale di Plinio il Vecchio risalente al I secolo a. C. Plinio nella sua opera ci parla del fiume Lambrus o Lamprus, con preciso riferimento alle sue acque chiare e limpide. Dal nome del fiume discende direttamente quello del borgo Lambrate. La località, per la pianura feconda e la ricchezza delle acque, fu da prima, ambita preda delle popolazioni galliche e poi dei Romani, dei cui insediamenti l'archeologia offre ampie testimonianze. Il Parco del Lambro, sviluppato perfettamente nella città lungo una superficie di oltre 150 ettari, fu costituito nel 1983, arrestando così il fenomeno di deforestazione e di degrado ambientale a cui l'intera zona era soggetta. Il contesto ambientale, in cui si inserisce, ha subito dal secondo dopoguerra in poi profondi cambiamenti. E se prima il territorio era una continua area rurale, il processo di urbanizzazione di quegli anni ha compromesso, almeno in parte, la sua integrità. Grazie a questo intervento, tuttavia, è stato possibile recuperare un ambiente naturale ed un paesaggio ricco di valori storici e naturalistici. Molti spazi verdi e boschivi appartengono alle ville signorili sorte nei secoli Settecento ed Ottocento. Inoltre, rimane intatto il ricco patrimonio di archeologia industriale, che aspetta solo di essere rivitalizzato. Solo ora è possibile veramente dire, dopo anni di degrado e paura, dopo un'intensa attività di bonifica delle acque, che il Parco è stato lentamente riportato agli antichi splendori. Si hanno riferimenti dell'antico borgo rurale dell'Ortica sin dal VI e VII secolo, ma le notizie storiche del territorio si fanno più certe verso la fine del IX, quando è possibile identificarla con il comune di Cavriano. Il momento in cui, però, è comparso il toponimo è difficile testimoniarlo. È, comunque, opinione diffusa che faccia riferimento alla distesa di vegetazione selvatica che si estendeva a perdita d'occhio. Ed è da collegarsi alla cacciata degli abitanti della Porta Nuova e di quella Orientale voluta dall'imperatore Barbarossa a Milano, nella seconda metà del 1100, che determinarono proprio nell'area la presenza di un gran numero di fuggiaschi. Un breve accenno necessita l'istituto Educativo dei bambini maschi di Milano "Martinitt", in via Pitteri 56, ora sede anche del Museo del giocattolo e del bambino, che espone oltre 1.500 giocattoli di splendida fattura datati tra il 1700 e il 1950. L'edificio sorge nell'area che un tempo ospitava la Fabbrica delle polveri, che aveva l'esigenza di effettuare la produzione fuori città per il rischio di esplosioni e incendi, oltre che della presenza di corsi d'acqua capaci di generare una forza motrice sufficiente ad azionare i suoi meccanismi. Il 17 marzo del 1825 la Polveriera, tra alterne vicende e dopo una storia che procedeva sin dagli ultimi anni del Cinquecento, chiuse. Solo dopo la Prima Guerra Mondiale ci si ricordò di lei. L'istituzione del Pio Ospizio Trivulzio e degli Orfanotrofi acquistò l'intera superficie con l'intenzione di progettarvi una nuova sede per i Martinitt, in sostituzione di quella in San Pietro in Gessate molto fatiscente. La prima pietra venne collocata nel 1928 e l'inaugurazione ufficiale, alla presenza del Duce, fu effettuata il 26 Ottobre del 1932.
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